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Non c'è crisi che tenga: il 'mattone'
fa più 10%
L'Osservatorio di Nomisma è convinto
che il mercato crescerà ancora l'anno venturo.
In cinque anni una rivalutazione del 35%, ma siamo ancora sotto
i picchi del 1992
Una vera e propria corsa alla qualità abitativa.
BOLOGNA, - Inutile nasconderlo, gli italiani amano
il mattone, vogliono la prima casa, poi magari una casa più bella,
poi quella per i figli e magari quella per le vacanze. E in questi
ultimi quattro, cinque anni, hanno ripreso a comprare: di tutto e
senza fermarsi di fronte ai prezzi crescenti. A confermare lo stato
di buona salute dei mercato è l'Osservatorio immobiliare di
Nomisma col terzo rapporto sul mercato dei 2002. Gualtiero Tamburini,
direttore dell'Osservatorio, non ha dubbi: «La corsa dei mercato
continua - dice - con un incremento medio dei prezzi nel corso dell'anno
del 10%; non ci risulta, inoltre, che stia per iniziare una fase
di ripiegamento. Piuttosto, nel 2003 la corsa rallenterà con
una crescita tra il 3 e il 5 percento».
Il quadro nero dell'economia italiana e mondiale non sembra aver
intaccato per nulla la propensione all'acquisto di abitazioni e immobili.
In un anno gli aumenti medi nelle grandi città sono stati
del 10 per le abitazioni, dell'8.9 per gli uffici, dell'8.2 per i
negozi e dei 6.6 percento per i capannoni industriali. In quattro
anni gli immobili si sono apprezzati del 35% in valori medi nominali
(+23% a prezzi costanti).
«L'unico dato che cala di qualcosa - spiega Tamburini - è quello
sulle compravendite, meno 1.86 percento a 677 mila contratti. Tutti gli altri
indici, tempi medi di vendita molto bassi, sconti modesti, quasi inesistenza
di rimanenze, parlano di un mercato che cresce».
Tamburini è convinto che ci sia ancora spazio per un aumento
dei prezzi «visto che il ciclo negativo dei mercato è finito
solo da quattro anni e i prezzi sono ancora sotto i massimi, raggiunti
nel '92, di almeno il 5 percento»,
E contrariamente all'inizio, degli anni '90 i tassi di interesse
sui mutui sono molto bassi, alimentano la domanda e c'è molta
liquidità. Secondo Nomisma non regge neppure l'interpretazione
dell'attuale boom immobiliare come 'rifugio' dopo le scottature in
Borsa: «Non credo che un rilancio dei mercato mobiliare possa
cambiare le cose - afferma Tamburini - in quanto durante i massimi
di tre anni fa in Borsa il mercato immobiliare era già in
buona salute». Il settore abitativo sta intanto assumendo caratteristiche
più articolate. Su 700 mila acquisti, 200 mila sono di abitazioni
nuove e 500 mila per un miglioramento di condizioni. Insomma, così come
non vogliamo più fare i lavori untili, non vogliamo più abitare
neppure in case modeste. Cerchiamo la qualità, nell'ambiente
come negli alloggi. E a quanto pare siamo disporti a pagarla, anche
salata.
di Marco Montaguti
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Focus
Bankitalia: «La casa ci fa ricchi»
La predilezione degli italiani per il 'mattone'
si è dimostrata una scelta vincente. Le case dal 1965 ad
oggi - osserva il vicedirettore di Bankitalia Pierluigi Ciocca
sulla rivista «Bancaria» - hanno reso in media il 5%
reale lordo annuo. Come le azioni, mentre i Btp si sono fermati
al 2%. In uno scenario di bassa crescita «la prevalenza della
proprietà immobiliare su quella finanziaria ha dei vantaggi»:
l'incremento dei prezzi degli immobili, infatti, «concorre
a far sì che sui consumi l'effetto ricchezza degli immobili
compensi quello negativo delle azioni».
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